(alcuni) Santi e Mistici dell'Umbria

 

Claudio Maccherani, Perugia, 2016

Terra di contrasti, d'antinomie, di paradossi. Terra di miracolo.  (...) Il miracolo della bellezza: luoghi costruiti per essere parte d'una città del cielo, non d'un angolo di terra. (...) Qui, in Umbria, si ritrova l'ombra d'antichi eremiti, nascosta tra i monti Martani, tra i Sibillini. Uomini che si celano al mondo per essere visibili a Dio. (...) L'Umbria è avvolta di sacro. Piena di dèi. (...) Qui, in questa terra, vivono più dèi e santi che uomini.

Vittorino Andreoli, "UMBRIA terra d'ombre", Carlo Grassetti Editore, Todi (PG), 1994

UMBRIA MISTICA

 

San FRANCESCO d'Assisi, Santa CHIARA d'Assisi, Santa RITA da Cascia, San BENEDETTO da Norcia, Santa SCOLASTICA da Norcia, Sant'UBALDO da Gubbio,
San
VALENTINO da Terni, Santa ANGELA da Foligno, Beata ANGELINA da Marsciano, Beato ANGELO da Gualdo Tadino, Beata LUCIA da Narni,
Santa
CHIARA da Montefalco, San FELICIANO da Foligno, San PONZIANO da Spoleto, San COSTANZO da Perugia, Sant'ERCOLANO da Perugia, JACOPONE da Todi

FRANCESCO, poverello di Assisi, giullare di Dio, patrono di Assisi, patrono d'Italia (4 ottobre). Figlio di Pietro Bernardone e di Giovanna Bourlemont (detta "la Pica"), nato il 26 settembre 1181 o 1182, nome di battesimo Giovanni, di ricca  famiglia di commercianti di tessuti. Il nome "Francesco" fu imposto dal padre, in onore della Francia che aveva fatto la sua ricchezza. In giovinezza condusse una vita mondana e spensierata e nel 1202  partecipò alla battaglia di Collestrada (nell'ambito della guerra della ghibellina Assisi contro la guelfa Perugia che si protraeva dal 1154), dove fu catturato. Dopo un anno di prigionia a Perugia, gravemente malato, fu liberato dietro pagamento di riscatto da parte del padre. Nel 1204 partì per prendere parte alla quarta Crociata, ma arrivò solo a Spoleto, dove sostò malato per poi tornare ad Assisi. Nel 1205, a San Damiano, disse di aver udito Crocifisso dirgli "Francesco, và e ripara la mia casa che è tutta in rovina".

Francesco si recò a Foligno, vendette le stoffe del padre e offrì il ricavato al parroco di San Damiano per riparare la chiesa. Il padre furente lo denunciò ai consoli, nella speranza di farlo "ravvedere", ma Francesco si appellò al vescovo e, durante il processo pubblico del 1206, davanti a tutta la cittadinanza, si spogliò dei suoi vestiti, li restituì al padre e dichiarò che, da quel momento in poi, suo padre sarebbe stato "il Padre Nostro che è nei cieli". Nell'inverno di quell'anno si recò a Gubbio, dove soggiornò ospite degli Spadalonga e poi presso il Lebbrosario di San Lazzaro dove prestò la sua opera nella cura dei lebbrosi. Tornato ad Assisi nell'estate dell'anno successivo e, da solo, si dedica al restauro della chiesa di San Pietro, di San Damiano e della Porziuncola. Nel 1208 iniziò la sua rivoluzionaria predicazione, ispirata all'esempio di Cristo, all'umiltà e alla povertà. Si formò il primo nucleo di frati (Bernanrdo di Quintavalle, Egidio, Leone, Masseo, Elia da Cortona e altri) con i quali portò il suo messaggio fuori dall'Umbria e fonda il Terzo Ordine Francescano (Ordine francescano secolare).

Nel 1209 (lo stesso anno della sanguinosa crociata contro i Catari - gli Albigiesi) , con 12 compagni, si reca a Roma, da papa Innocenzo III per ottenere l'autorizzazione della regola di vita per sé e per i suoi frati, autorizzazione che ottiene in quanto Francesco, pur se radicalmente pauperista come altri ordini del tempo considerati eretici, non contestava l'autorità della Chiesa. Al ritorno da Roma i frati si installarono nel "tugurio" di Rivotorto, vicino a un lebbrosario, dove restano un anno per poi trasferirsi alla Porziuncola, allora una chiesetta abbandonata in mezzo al bosco.  Nel 1211 Chiara, con la sorella Agnese e altre ragazze aderirono al francescanesimo e, seguendo l'esempio di Francesco, presero dimora nella chiesetta di San Damiano, iniziando quello che diverrà l'ordine delle Clarisse. Durante la quinta crociata, nel 1219, si reca in Egitto con l'intenzione di raggiungere la Palestina. Qui incontra il nipote di Saladino (e subisce anche la prova del fuoco), suscitando l'ammirazione del sultano.

Numerosi sono gli episodi leggendari o miracolosi attribuiti a San Francesco (la predica agli uccelli presso l'Eremo delle Carceri di Assisi, San Francesco che ammansisce il lupo di Gubbio, ...), come numerosi e bellissimi sono i luoghi dove ha fondato eremi e conventi (San Damiano, Porziuncola, Eremo delle Carceri di Assisi, Isola Maggiore sul Trasimeno, Rocca Sant'Angelo, Greccio, Eremo delle Celle a Cortona, Eremo della Verna - dove nel 1224 avrebbe ricevuto le stigmate -, Sacro Speco di Narni, Stroncone, Eremo di Cerbaiolo a Pieve Santo Stefano, Eremo di Montecasale, Eremo del Buonriposo a Città di Castello, ...)

Nella notte di Natale del 1223, a Greccio, Francesco, con una rappresentazione vivente, rievoca la nascita di Gesù dando inizio alla tradizione del presepe.

Nel 1224 a San Damiano, gravemente malato e quasi cieco, compone il Cantico delle Creature , il testo più antico (e più bello, ndr) della letteratura italiana.

Gli anni di stenti e sofferenze hanno lasciato il segno e a 44 anni, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco muore alla Porziuncola.

CHIARA di Assisi, Chiara Scifi , nata ad Assisi nel 1193 da famiglia nobile, affascinata dal messaggio di Francesco,  aderì al francescanesimo nel 1211, fuggendo di casa a 18 anni. Con la sorella Agnese e altre compagne che la raggiunsero successivamente, compresa la madre Ortolana e l'altra sorella Beatrice, si stabilì nel complesso di San Damiano, restaurato da San Francesco. A San Damiano trascorse 42 anni, dando vita a una famiglia di suore povere chiamate da Francesco "Povere Dame" e successivamente note come "Clarisse". Tema centrale della sua esperienza mistica, la "sequela Cristi", è la rinuncia di ogni bene materiale e l'abbraccio della povertà come mezzo per avvicinarsi a Dio.

Secondo la tradizione, il 22 giugno 1241, aiutata ad alzarsi dal letto dalle consorelle, mostrando loro l'ostensorio, mette in fuga i Saraceni che assediavano Assisi e San Damiano. Sempre secondo la tradizione, un Natale, costretta a letto perché inferma, le apparve la visione della messa servita da Francesco e alla comunione un angelo le portò l'ostia consacrata. È per questo che Santa Chiara è patrona della televisione e delle telecomunicazioni.

Passerà più di metà della vita inferma a letto e morirà a San Damino l'11 agosto 1253.

San Francesco

Francesco
"Fratello sole, sorella luna"

Francesco e Chiara
"Fratello sole, sorella luna"

Cantico delle creature
(cantato da Branduardi)

Santa Chiara

 

RITA da Cascia, Margherita Lotti, patrona di Cascia, nata a Roccaporena nel 1381 da agiata famiglia, morta a Cascia il 22 maggio 1457. Sposò Paolo di Ferdinando di Mancino, uomo irruento appartenente alla fazione ghibellina, da cui ebbe due figli (forse gemelli). Dopo diciotto anni di matrimonio il marito venne ucciso, probabilmente dai suoi ex-compagni. Rita pregò che i figli, come usava al tempo, non pensassero alla vendetta. Di lì a breve (1402) i figli morirono di malattia. Abbandonata anche dai parenti del marito, Rita decise di prendere i voti e di entrare nel monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena, a Cascia. Dopo diversi rifiuti, e dopo aver riconciliato i Mancini con le fazioni degli assassini, nel 1407 riuscì a entrare in monastero. Secondo la tradizione venne portata "in volo" dallo scoglio di Roccaporena al monastero dai suoi tre santi protettori, fece fiorire un arbusto di vite secco, ricevette una spina della corona del Crocifisso conficcata in fronte, apparvero api bianche nella sua culla e api nere nel suo letto di morte, mandò sua cugina, in pieno inverno, a prendere una rosa nel suo orto di Roccaporena e la rosa era fiorita. Per i suoi credenti (in Italia, Spagna, Portogallo e America Latina), Rita è la "santa degli impossibili", al fianco dei più bisognosi per i quali realizza miracoli prodigiosi, eventi ritenuti irrealizzabili.

 

BENEDETTO da Norcia, patrono di Norcia e patrono d'Europa, nato a Norcia nel 480, morto a Montecassino il 21 marzo 547, monaco fondatore dell'ordine dei Benedettini, patrono d'Europa, fratello gemello di Santa Scolastica. A 12 anni, insieme alla sorella,fu inviato a Roma per compiere gli studi, ma sconvolto dalla vita dissoluta della città «ritrasse il piede che aveva appena posto sulla soglia del mondo per non precipitare anche lui totalmente nell'immane precipizio. Disprezzò quindi gli studi letterari, abbandonò la casa e i beni paterni e cercò l'abito della vita monastica perché desiderava di piacere soltanto a Dio». A 17 anni si ritirò nella valle dell'Aniene, poi a Subiaco dove, accolto come monaco dall'abate di un vicino monastero, visse tre anni come eremita. Dopo accettò di fare da guida ad alcuni monaci a Vicovaro, ma dopo il loro tentativo di ucciderlo con una coppa di vino avvelenato, tornò a Subiaco, dove restò più di 30 anni accogliendo discepoli sempre più numerosi e fondando 13 monasteri, ognuno con 12 monaci e un proprio abate (dei quali l'unico sopravvissuto ai terremoti e alle devastazioni saracene è il primo, il monastero di Santa Scolastica a Subiaco).

Intorno al 527, sopravvissuto a un altro tentativo di avvelenamento con un pane avvelenato, si reca a Montecassino dove, distruggendo il preesistente tempio a Diana Tifatina (sic!), fonda il monastero di Montecassino, dove morirà nel 547.

La regola benedettina, riassumibile nel motto "Ora et Labora", scandisce la vita quotidiana dei monaci, li lega ad un unico monastero, li vincola alla buona condotta morale ed è stata la base di tutti gli ordini monastici d'Occidente.

Nel 1964 è proclamato patrono d'Europa da papa Paolo VI: «Al crollare dell’Impero Romano, ormai esausto, mentre alcune regioni d'Europa sembravano cadere nelle tenebre ed altre erano ancora prive di civiltà e di valori spirituali, fu lui con costante ed assiduo impegno a far nascere in questo nostro continente l’aurora di una nuova era. Principalmente lui e i suoi figli portarono con la croce, con il libro e con l’aratro il progresso cristiano alle popolazioni sparse dal Mediterraneo alla Scandinavia, dall'Irlanda alle pianure della Polonia» (Breve Pacis nuntius, Paolo VI, 24/10/1964).

 

SCOLASTICA da Norcia, nata a Norcia nel 480, morta a Piumarola nel 547, sorella gemella di San Benedetto. Rimasta unica erede del ragguardevole patrimonio della famiglia quando Benedetto si ritirò in eremitaggio, rifiutando ogni attaccamento ai beni terreni, chiese al padre di potersi dedicare alla vita religiosa entrando in un monastero vicino a Norcia. Qualche anno dopo seguì il fratello a Subiaco e quando Benedetto fondò l'abbazia di Montecassino, volle seguirlo e ai piedi di Montecassino, a circa 7 km a sud dell'abbazia, fondò il monastero di Piumarola, dove assieme alle consorelle seguì la regola di San Benedetto dando origine al ramo femminile dell'Ordine Benedettino.

I due fratelli si incontravano una volta all'anno in una casa a metà strada tra i due monasteri. Alcune leggende agiografiche narrano di un martirio subito da Scolastica, con amputazione delle mammelle. Per questo, alcuni devoti la considerano la protettrice delle puerpere.

Santa Rita
da Cascia

San Benedetto
da Norcia

Santa Scolastica
da Norcia

 

 

UBALDO da Gubbio, Ubaldo Baldassini, patrono di Gubbio, nato a Gubbio nel 1085 e morto a Gubbio il 16 maggio 1160, è stato vescovo di Gubbio nel XII secolo, rinomato per la sua disponibilità all'amicizia e la sua benevolenza. Dopo aver rifiutato il vescovado di Perugia, divenne vescovo di Gubbio nel 1129.

Evitava le pompe cerimoniose e i ricchi paramenti, era parco in tutte le cose. Perdonò tutti i torti che subì, fresco di nomina, dagli eugubini non abituati ad un ecclesiastico un po' sui generis.

Nel 1151 aiutò la cittadinanza durante l'assedio a Gubbio da parte dalla confederazione di undici città rivali capeggiate da Perugia (Perugia, Spoleto, Foligno, Assisi, Nocera Umbra, Cagli, Città di Castello, Coccorano, Fossato, Val Marcola). Non solo gli eugubini resistettero, ma contrattaccando ottennero una schiacciante vittoria che apparve "miracolosa" e che il popolo attribuì al suo vescovo Ubaldo.

Nel 1155, per evitare la distruzione di Gubbio, trattò personalmente con Federico Barbarossa.

Colpito da una malattia insolita e repellente, tenne fede ai suoi doveri vescovili fino al 15 maggio 1160 quando chiese l'estrema unzione. Morì all'alba del 16 maggio.

Da allora la grande devozione degli eugubini nei suoi confronti è rimasta immutata e il 15 maggio di ogni anno il santo patrono viene celebrato in quella coinvolgente, incredibile e pazzesca Festa che è la "Corsa dei Ceri". La festa consiste nel trasportare in corsa tre ceri (macchine a spalla  di legno del peso di 300 kg) coronati da Sant'Ubaldo, San Giorgio e Sant'Antonio Abate.

La corsa a perdifiato parte dalla Piazza dei Consoli, dove c'è la spettacolare "Alzata", si inerpica per 2,5 km sul Monte Ingino (ogni cero è portato da 8 ceraioli che ogni 40 metri si danno il cambio) e termina alla Basilica di Sant'Ubaldo. Poiché non è possibile sorpassare, i ceri arrivano con lo stesso ordine della partenza (Ubaldo, Giorgio, Antonio). Chi ha vinto? "Nessuno ha vinto, Gubbio ha vinto". Un vincitore ufficiale non esiste e questo è sorprendente considerando lo sforzo e i rischi assunti dai ceraioli. Questo è il motivo per cui la Festa è definita come la Festa dei matti.

 

VALENTINO da Terni, patrono di Terni, patrono degli innamorati e protettore degli epilettici, nato nel 176 a Terni (antica Interamna) da famiglia patrizia, morto martire a Roma il 14 febbraio 273. Nel 197, a soli 21 anni, diviene vescovo della città. Nel 270, a Roma per predicare il Vangelo, all'invito  dall'imperatore Claudio II il Gotico a sospendere la celebrazione religiosa e ad abiurare la propria fede, si rifiuta di farlo e tenta anche di convertire l'imperatore al cristianesimo. Viene graziato dall'esecuzione capitale e affidato a una nobile famiglia, ma viene arrestato una seconda volta sotto Aureliano, succeduto a Claudio II, portato lungo la via Flaminia per essere flagellato e decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni.

Secondo alcune fonti Valentino sarebbe stato giustiziato perché aveva celebrato il matrimonio tra la cristiana Serapia e il legionario romano Sabino, che invece era pagano: la cerimonia avvenne in fretta, perché la giovane era malata. I due sposi morirono, insieme, proprio mentre Valentino li benediceva.

La festa di san Valentino (o "degli innamorati") del 14 febbraio è conosciuta e festeggiata in tutto il mondo.

È molto probabile che le sue origini affondino nel IV secolo, in sostituzione della festa pagana dei Lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità, il fauno Luperco, che si celebravano il 15 febbraio.

 

ANGELA da Foligno, mistica e terziaria francescana nata a Foligno nel 1248 e morta a Foligno il 4 gennaio 1309. Si sposò in giovane età, trascorse una vita "selvaggia, adultera e sacrilega", si convertì nel 1285 dopo una confessione al cappellano del vescovo. Dopo la morte del marito, dei figli e della madre, entrò nel Terz'ordine Francescano nel 1291, vivendo sull'esempio di Francesco d'Assisi in penitenza e nella radicale imitazione di Gesù Cristo, meditando la sua Passione.

 

ANGELINA da Marsciano (detta anche da Corbara, da Foligno, da Montegiove), nata nel 1357 a Montegiove da nobile famiglia, morta il 14 luglio 1435 a Foligno, religiosa fondatrice del Terz'Ordine Regolare Francescano. Orfana di padre dalla nascita perse a sei anni la mamma e, successivamente, i tre fratelli. Queste sofferenze non la chiusero nel dolore, ma maturarono in lei apertura a Dio e al prossimo, rendendola "povera del Signore" e "sorella di tutti".

Sant'Ubaldo
da Gubbio

San Valentino
da Terni

Beata Angela
da Foligno

Beata Angelina
da Marsciano

 

 

ANGELO da Gualdo Tadino, patrono di Gualdo Tadino, nato a Casale nel 1270 da famiglia contadina, morto a Gualdo Tadino il 15 gennaio 1324. Rimasto presto orfano di padre e quindi di madre, manda faticosamente avanti il piccolo nucleo familiare. Dolce e altruista, si preoccupa dei ragazzi più poveri di lui per sfamare i quali rinunciava al suo pane.

Secondo la leggenda, dopo un acceso diverbio con la madre perché lui sottraeva il pane da casa per darlo ai poveri, Angelo la maledice e va a lavorare nei campi. La sera, al ritorno, trova la madre morta. Sopraffatto dal rimorso va pellegrino al monastero di San Giacomo, in Spagna. Al ritorno si fa monaco presso l'Abbazia di San Benedetto a Gualdo Tadino, dove resta qualche tempo. Presto però sente l'esigenza di vivere in stretto contatto con Dio ed ottiene il permesso di condurre una vita eremitica presso l'eremo detto di Capodacqua dove resterà fino alla morte.

Si racconta che al passaggio della salma di Angelo, lungo la strada che conduceva al convento di San Benedetto, le siepi di biancospino e i campi di lino fiorirono miracolosamente. La prodigiosa fioritura delle siepi di biancospino la notte del 14 gennaio (che si coprono di numerosi germogli nonostante le basse temperature della stagione invernale) si ripete ancora oggi lungo il percorso effettuato dal feretro del beato durante i funerali, dall'eremo dei cappuccini a Capodacqua, fino al rione Biancospino.

 

LUCIA da Narni, Lucia Broccatelli, nata a Narni il 13 dicembre 1476, morta a Ferrara il 15 novembre 1544, mistica e suora domenicana. Dopo tre anni di matrimonio spirituale con il conte Pietro di Alessio, nel 1494 riceve a Narni l'abito delle terziarie Domenicane. A Viterbo nel 1496 avrebbe ricevuto anche le stigmate.

Fondò e diresse i monasteri di S. Domenico di Viterbo (1496) e S. Caterina da Siena a Ferrara (1501). Trascorse gli ultimi trentanove anni della sua vita sopportando grandi sofferenze. Resta tuttora famosa a Viterbo, Narni e Ferrara per la sua purezza d'animo e per la fede da lei dimostrata.

 

CHIARA da Montefalco (1268-1308), Badessa delle Eremitane di Sant'Agostino, aveva un fratello e una sorella maggiori, Francesco e Giovanna che fondò, con l'aiuto economico del padre, il reclusorio di San Leonardo, ispirato alla regola di Francesco d'Assisi. La piccola Chiara restò segnata dall'esempio che la famiglia le propose e, all'età di sei anni, entrò nel reclusorio diventandone rettrice a soli 23 anni, alla morte della sorella Giovanna. Fu per le sue suore "madre, maestra e direttrice spirituale". Nel 1307 Bentivenga da Gubbio, a capo del movimento dello "Spirito di Libertà", separatosi dai Fratelli del Libero Spirito, tentò di convincere Chiara ad unirsi al suo movimento spirituale, ma dopo una serie di discussioni e confronti, Chiara lo rinnegò denunciandolo e prodigandosi per farlo riconoscere colpevole come eretico facendo condannare il frate e i suoi confratelli al carcere a vita.

 

FELICIANO da Foligno, patrono di Foligno, nato a San Giovanni Profiamma (Foligno) nel 160, morto martire a Foligno il 24 gennaio 249. Eletto vescovo da papa Vittore I con il privilegio del Pallio, poté consacrare vescovo San Valentino di Terni. Dopo 56 anni di episcopato, a 89 anni, subì il martirio in località Monte Rotondo. Dopo essere stato torturato, venne incatenato ad una biga e trascinato dai cavalli al galoppo, finché sopraggiunse la morte.

 

PONZIANO da Spoleto, patrono di Spoleto, protettore dai terremoti, nato a Spoleto (?), morto martire a Spoleto il 14 gennaio 175. Di nobile famiglia, si oppose alla persecuzione dei cristiani promosse dal giudice Fabiano e per questo fu martirizzato. Venne condotto su un ponte, che da quel giorno è conosciuto come Ponte Sanguinario, dove gli fu tagliata la testa. La tradizione vuole che la sua testa decapitata facesse un rimbalzo e finisse sul Colle Ciciano, e lì dove cadde zampillò una fontana miracolosa. In quel luogo che venne in seguito eretta la chiesa di san Ponziano, affiancata nel medioevo da un monastero.

Beato Angelo
da Gualdo Tadino

Santa Chiara
da Montefalco

San Feliciano
da Foligno

San Ponziano
da Spoleto

 

 

COSTANZO, co-patrono di Perugia, nato a Foligno (?) e morto martire a Foligno nel 170, è stato il primo vescovo di Perugia, decapitato durante le persecuzioni al tempo di Marco Aurelio.

ERCOLANO di Perugia, co-patrono di Perugia, vescovo di Perugia morto martire nel 549 per mano degli Ostrogoti di Totila, scuoiato vivo, decapitato e lanciato dalle mura della città che difendeva.

JACOPONE da Todi - Jacopo de Benedictis (Todi 1236-Collazzone 1306), religioso, beato della Chiesa Cattolica, uno dei più importanti poeti del Medioevo, fra i più celebri autori di laudi religiose. Di nobile famiglia, studiò legge e divenne notaio conducendo una vita spensierata. Dopo la morte della moglie (avvenuta nel 1268, dopo appena un anno di matrimonio) abbandonò la vita mondana, distribuì i propri averi ai poveri e peregrinò per dieci anni, vivendo di elemosine. Nel 1278 entrò come frate laico nell'ordine francescano dei Minori, nella corrente rigoristica degli "spirituali", polemizzando con la corruzione ecclesiastica. Si schierò contro papa  Bonifacio VIII, che nel 1297 lo scomunicò, processò e imprigionò. Nel 1303 fu liberato da papa Benedetto XI e visse i suoi ultimi anni nel convento di San Lorenzo di Collazzone. Il suo corpo è attualmente conservato presso la chiesa francescana di San Fortunato a Todi.

L'ascesi di Jacopone è nel segno del tormento e dell'irrequietezza: contro i valori scelti dal mondo, il poeta si indirizza ai controvalori della povertà, della follia, della malattia.

San Costanzo
da Perugia

Inno a Sant'Ercolano
da Perugia

Beato Jacopone
da Todi

 

    

by Claudio Maccherani, 2016