Segesta, Claudio e i suoi alunni

 


Tempio dorico di Afrodite Urania

Sulle tracce degli antichi Greci [e degli ELIMI]
Claudio Maccherani, Perugia, 2020

03 - SEGESTA

 17 aprile 2000
[Claudio, accompagnatore gita classi
III IPSCT "F.Cavallotti" di Città di Castello]

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Segesta, Tempio dorico di Afrodite Urania (immagine di pubblico dominio)


Segesta, Teatro

 

 

Tempio dorico di Afrodite Urania

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Segesta, di cui non si conosce la data di fondazione ma la cui area - un vasto altopiano del monte Barbaro - era abitata già nel XI secolo a.C., è stato uno dei centri più importanti degli ELIMI (che, secondo la tradizione, provenivano da Troia) e nel VI secolo a.C. divenne la città più potente e ricca di questo popolo. Secondo Diodoro Siculo, gli Elimi di Segesta e i Greci di Selinunte erano in perenne conflitto. Alla fine del V secolo a.C. anche Atene fu chiamata in aiuto di Selinunte e intraprese la spedizione in Sicilia del 415-413 a.C., ma fu disastrosamente sconfitta da Siracusa. Nel IV secolo a.C. Segesta si alleò con i Cartaginesi e, per questo, fu assediata prima da Dionisio di Siracusa e in seguito da Agatocle, che fece strage dei suoi abitanti. Nel 260 a.C. la città, tradendo gli accordi coni Cartaginesi, si allea con Roma che, per gratitudine e per le presunte comuni origini troiane, la esenta dai tributi.

Probabilmente è in questa epoca che comincia lo spopolamento della città che culmina con il suo definitivo abbandono.  L'estensione dell'abitato è ancora quasi del tutto sconosciuta, gli unici magnifici monumenti, molto ben conservati, sono il Teatro greco (IV secolo a.C.) sulle pendici settentrionali del monte e il grande Tempio dorico (420 a.C.) dedicato ad Afrodite Urania. Il Tempio (6 colonne sui frontali e 12 sui lati - escludendo le colonne comuni ai frontali, per un totale di 36 imponenti colonne) non fu mai terminato, forse a causa della guerra con Selinunte scoppiata nel 416 a.C.: le colonne non sono scanalate, mancano la cella e la costruzione del tetto. Il Tempio, bellissimo, completamente isolato e immerso armoniosamente nella natura, emana un fascino irresistibile. È stato visitato e celebrato dai viaggiatori del Grand Tour che vi facevano tappa obbligata, Goethe compreso.

I racconti leggendari sull’origine degli ELIMI trovano la più alta espressione letteraria nell’Eneide di Virgilio. Secondo tali tradizioni, gli Elimi sarebbero i superstiti scappati da Troia dopo la distruzione della città che, guidati da Enea, sarebbero approdati nella costa occidentale della Sicilia, nei pressi di Trapani, all’epoca probabilmente, poco più di un emporio. In seguito, addentrandosi nel territorio, avrebbero fondato le città di Erice, Entella e Segesta. Nei pressi di Trapani morirà Anchise, ma Enea, insieme ad altri suoi compagni, proseguirà il suo viaggio verso le coste del Lazio, destinato a diventare il progenitore di Roma.

L'origine degli Elimi è, comunque, tutt’altro che chiara. Probabilmente essi giunsero in Sicilia nell’ambito di progressivi flussi migratori di popolazioni indoeuropee a partire dalla più recente età del Bronzo fino all’inizio della colonizzazione greca e fenicia. Flussi migratori da cui nasceranno tre gruppi di popolazioni: gli ELIMI, i SICANI e i SICULI. In particolar modo, gli elimi approdarono in Sicilia intorno al 1000 a. C.

[Queste brevi note sono state realizzate con il contributo di Archeo Guide - L'Italia dei Greci (N.d.R.)]

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Claudio Maccherani, 2020