Amelia, 16/08/2020


Amelia, Mura Ciclopiche, Claudio, 2020

Siti - NON etruschi - suggestivi
Sulle tracce degli Etruschi
Claudio Maccherani, Perugia, 2020

E - MURA CICLOPICHE di AMELIA/"Ameria"

Amelia, 16 agosto 2020
[Claudio, Vera, Mauro, Teresa] -
127 FOTO


Amelia, Mura Ciclopiche, Vera-Teresa-Mauro, 16/08/2020


La città di AMELIA in epoca ROMANA

Amelia, Mura Ciclopiche, 16/08/2020

Mura Ciclopiche [42 foto]

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Le MURA CICLOPICHE (o POLIGONALI, o PELASGICHE) di AMELIA , la "Ameria" romana

La città di Amelia, difesa a nord da uno sperone roccioso, è quasi per intero inanellata da possenti ed antichissime Mura Poligonali (VII e IV secolo a.C.). Quest’opera monumentale è eccezionale per estensione, vetustà e stato di conservazione.

Le mura pre romane più antiche si trovano all’interno del centro storico tra il teatro Sociale e la porta della Valle. Il tratto pre romano del IV secolo a. C. è sicuramente il più scenografico e turisticamente attrattivo dell’intera cinta. Si estende, ai due lati della centralissima Porta Romana per circa 800 metri ed è formato da blocchi megalitici detti poligonali per la loro forma geometrica, ma non regolare, un ingegnoso lavoro di compatta sovrapposizione delle pietre, senza uso di malta cementizia.

Nella parte superiore, e in altri punti della cinta l’opera difensiva invece è di periodo medievale. Questa muratura è senz’altro meno interessante della pre romana, ma contribuisce a dare continuità allo sviluppo dell’imponente perimetro difensivo di Amelia unico nel suo genere. Secondo Euripide, Strabone e Pausania le mura ciclopiche sarebbero opera del mitico popolo preellenico dei Pelasgi, che avrebbero costruito le mura delle città micenee, prima fra tutte Micene. I viaggiatori europei del ‘700, impressionati dalla massa dei blocchi e dalla possanza delle mura, diffusero la credenza (non del tutto infondata,  N.d.R.) che la cinta fosse opera dei Pelasgi.


Le mura (poligonali) di Amelia, Marta Narducci

AMELIA  [41 foto]

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AMELIA, una delle città più antiche d'Italia

Il nome della città deriva da Ameria, e trova le sue origini nelle testimonianze di Catone citato da Plinio, secondo il quale intorno al 1132 a.C., la città venne "restaurata" dal re  Ameroe nell’assetto politico ed urbano. E "restaurata" significa che nel 1132 a.C. la città doveva essere già molto vecchia ! Il "re Ameroe" era una donna, chiamata anche Merope o Elettra,  sposa di Giano Secondo, a sua volta Re degli Umbro-Etrsuchi, espulsa dai popoli siculi che dallo sconforto nella quale era immersa, prese il nome di Amar, nome del luogo in cui si ritirò. Poi la città fu umbra e, in seguito, romana. Alla fine dell'impero romano d'Occidente, Amelia entrò a far parte del regno di Odoacre poi in quello di Teodorico.


Duomo Sant'Agostino e torre dodecagonale


Germanico

Nel 548 venne assediata e conquistata da Totila, tornò sotto l'impero bizantino a seguito della vittoria nella guerra gotica di Belisario e Narsete. Con la discesa dei Longobardi in Italia nel 568 si trovò contesa tra il longobardo Ducato di Spoleto e l'Impero Bizantino, dato che la via Amerina in Umbria era rimasta la via di collegamento principale del Corridoio Bizantino che collegava Ravenna a Roma.Al Museo Archeologico "Edilberto Rosa" è esposta la statua bronzea di Germanico (Nerone Claudio Druso, 15 a.C.-19 d.C.), giovane e brillante generale romano che sconfisse ripetutamente le tribù germaniche, fino alla grande vittoria del 15 su Arminio con la quale recuperò recuperò due "aquile legionarie" e vendicò la disfatta subita da Varo nella foresta di Teutoburgo sei anni prima. Germanico, molto amato dal popolo, era destinato a diventare imperatore, ma morì prematuramente di malattia in Siria .

 

Del periodo romano di "Ameria" resta l'impressionante Cisterna romana, il principale monumento di ingegneria idraulica  romana, fu edificata nel momento in cui l'antico centro umbro di Amelia, divenne municipio romano. Si trova al di sotto piazza Matteotti, forum della romana Ameria, ed oggi la piazza del Comune.


Mauro, Teresa, Vera

Composta da un grande ambiente rettangolare (57,50 x 19,60 metri) suddiviso in dieci vani paralleli (ciascuno dei quali misura circa 19 x 5,5, alti in media 5,7 metri) coperti con volte a botte, scavati nella roccia calcarea e successivamente rivestiti internamente da una muratura in opera incerta, è caratterizzata da un nucleo in cementizio e da un paramento di pietre sbozzate incastonate nel nucleo. Eccezionale è lo stato di conservazione, con ancora in situ tutti i componenti fondamentali per il funzionamento dell'intero complesso, che comprendono il sistema di adduzione dell'acqua (pozzetti, in cui era convogliata l'acqua piovana, che quella degli scoli dei tetti e degli impluvi naturali dei pendii), il dispositivo interno di regolazione del livello massimo dell'acqua e il sistema di svuotamento della cisterna (per la loro pulizia) per il quale il deflusso dell'acqua  era garantito dal dislivello di 122 centimentri tra il primo ambiente e il nono. 

L'ultimo locale era invece posto in controtendenza per garantire, durante le fasi di svuotamento, la permanenza di una quantità d'acqua necessaria per completare le operazioni di pulizia.

SS.Annunziata  [44 foto]

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Convento della SS.Annunziata e Presepio permanente

Le prime notizie risalgono al 1373 quando il convento era abitato dai Clareni, nel 1587 passò agli Osservanti, nel 1610 vi fu costituita la Confraternita degli Zappatori, nel 1745 divenne sede di un “Ritiro”, per secoli, fino al 1964, è stato sede di noviziato, attualmente vi risiede una Fraternità. Nella chiesa, sull’altare maggiore, una tela con l’Annunciazione opera del perugino Domenico Bruschi (1890).

Nel 1965 Don Juan Marì Oliva di Barcellona ha realizzato, in modo permanente, un presepe artistico con 17 diorami, veri piccoli capolavori, collocati  lungo un corridoio-galleria, che  raccontano i momenti più importanti della vita di Cristo.

 Nel 1989 Gambato Gianpaolo di Venezia ha realizzato il Planetario.


Convento SS.Annunziata (foto assisiofm.it)


Presepio, "Maria, Gesù bambino e Giuseppe"


Presepio, "Battesimo di Gesù"


Presepio, "Gesù parla nel Tempio"


Presepio, "la Crocifissione di Gesù"

Claudio Maccherani, 2020